Privacy/12 ottobre 2026/6 min read

Segreto professionale: cosa protegge e cosa no

Il segreto professionale vieta a medici, avvocati e commercialisti di rivelare ciò che apprendono per lavoro. Cosa copre, le sanzioni e il suo limite.

Il segreto professionale è l'obbligo di non rivelare ciò che si apprende su una persona a causa della propria professione. Riguarda medici, avvocati, commercialisti, notai, psicologi e molte altre figure. In Italia la sua violazione è un reato previsto dall'articolo 622 del codice penale, oltre che una violazione deontologica. Protegge la fiducia tra il professionista e chi si rivolge a lui. Ma ha un limite preciso, che pochi conoscono: protegge la persona riconoscibile, non il contenuto delle informazioni una volta tolto il nome.


Un esempio concreto

Facciamo un esempio inventato. L'avvocata Rossi, a Milano, segue un imprenditore in una causa di lavoro. Nel fascicolo ci sono la strategia difensiva, i punti deboli della posizione del cliente e la cifra massima che il cliente è disposto a pagare per chiudere la causa.

Se l'avvocata racconta questi dettagli a un collega di un'altra società, viola il segreto professionale. Ma se lo stesso memo viene ripulito di nomi, date e riferimenti all'azienda, quello che resta (tipo di causa, punti deboli, cifra di transazione) non riguarda più nessuno in particolare. Per la legge, non è più il segreto di quel cliente. È proprio qui che la protezione si ferma.


Il segreto professionale nel dettaglio

La norma penale. L'articolo 622 del codice penale punisce chi, avendo notizia di un segreto per ragione del proprio stato o ufficio, della propria professione o arte, lo rivela senza giusta causa o lo impiega a proprio o altrui profitto, se dal fatto può derivare un danno. La pena è la reclusione fino a un anno o la multa da 30 a 516 euro. Il reato è punibile a querela della persona offesa.

A chi si applica. La norma vale per chiunque apprenda un segreto in ragione della propria professione. I casi più tipici:

  • medici, farmacisti e professionisti sanitari, tenuti anche al segreto dal proprio codice deontologico;
  • avvocati, per i quali il segreto è anche un dovere deontologico verso il cliente;
  • commercialisti e consulenti, che conoscono la situazione economica e fiscale dei clienti;
  • notai, psicologi e altre professioni che ricevono informazioni riservate.

In tribunale. L'articolo 200 del codice di procedura penale consente a molti professionisti (tra cui avvocati, notai, medici e altri esercenti una professione sanitaria) di non essere obbligati a deporre su quanto conosciuto per ragione della propria professione.

Le eccezioni. La legge prevede casi in cui la rivelazione è doverosa o giustificata, per esempio alcuni obblighi di segnalazione. Fuori da questi casi, conta il consenso dell'interessato o un'altra base legale, e questa responsabilità resta del professionista.

Il GDPR in aggiunta. Le stesse informazioni sono quasi sempre anche dati personali, spesso dati sanitari: si applica quindi anche il GDPR, vigilato in Italia dal Garante per la protezione dei dati personali.

Questa è un'informazione generale, non una consulenza legale.


Cosa il segreto professionale non protegge

Il segreto professionale protegge un rapporto: quello tra un professionista e una persona identificabile. Tutta la protezione si regge sulla parte che permette di riconoscere quella persona.

  • I dati anonimizzati escono dalla legge. Il considerando 26 del GDPR stabilisce che i principi di protezione dei dati non si applicano alle informazioni anonime. Diagnosi, clausole contrattuali, cifre di bilancio, una volta staccate dalla persona, possono essere aggregate, concesse in licenza e vendute legalmente, per esempio a data broker, sviluppatori di IA o assicurazioni.
  • Le condizioni d'uso contano. Molti servizi digitali si riservano nelle proprie condizioni una licenza per riutilizzare ciò che carichi, per esempio per migliorare i propri prodotti. Non è illegale, ma è la porta d'ingresso di quel mercato.
  • Pseudonimizzato non vuol dire anonimo. Sostituire un nome con un codice non basta: vedi pseudonimizzazione e anonimizzazione.
  • Reidentificare costa poco. Una ricerca di Latanya Sweeney ha mostrato che circa l'87% degli americani è identificabile con codice postale, data di nascita e sesso. Con l'IA, incrociare le fonti costa ancora meno.

Il segreto ti vieta di dire chi è il tuo cliente o paziente. Non dice nulla su cosa succede al contenuto del tuo documento quando un fornitore lo rende anonimo. La pagina la traccia dei dati mostra questo percorso passo dopo passo, e vendere dati riservati è perfettamente legale ne raccoglie le fonti.


Cosa significa quando usi strumenti di IA

Prima di incollare un documento riservato in uno strumento di IA, verifica questi punti, qualunque sia lo strumento:

  1. Il fornitore agisce come responsabile del trattamento (articolo 28 del GDPR), solo su tue istruzioni?
  2. Le sue condizioni gli concedono una licenza per riutilizzare i tuoi contenuti, anche anonimizzati?
  3. I tuoi contenuti vengono usati per addestrare modelli?
  4. I fornitori dei modelli conservano le richieste, o applicano la zero data retention?
  5. Dove sono ospitati i dati?

Wysor è costruito perché i tuoi documenti non possano entrare in quel mercato. Wysor agisce solo come responsabile del trattamento, sulle tue istruzioni, e non prende alcuna licenza di riutilizzo: i tuoi contenuti servono solo a far funzionare il servizio per te. Non addestriamo mai modelli sui tuoi contenuti e non li vendiamo mai, anonimizzati o no. Questi impegni sono scritti nel contratto e vincolano chiunque possa un giorno possedere Wysor. I dati sono cifrati in transito e a riposo, ospitati nell'Unione europea, e ogni fornitore di modelli collegato applica la zero data retention: la richiesta viene elaborata e poi cancellata. Lavori con più modelli (GPT, Claude, Gemini e altri) in un unico spazio. Per il quadro completo, vedi la nostra pagina sull'IA conforme al GDPR.


Domande frequenti

Che cos'è il segreto professionale in breve? È l'obbligo, per chi esercita una professione, di non rivelare le informazioni riservate apprese durante il lavoro. In Italia la violazione è punita dall'articolo 622 del codice penale ed è anche un illecito deontologico.

Quale pena per la violazione del segreto professionale? L'articolo 622 c.p. prevede la reclusione fino a un anno o la multa da 30 a 516 euro, se dal fatto può derivare un danno. Il reato è perseguibile a querela della persona offesa. A questo si aggiungono possibili sanzioni disciplinari e il risarcimento del danno.

Il segreto professionale vale anche per i commercialisti? Sì. L'articolo 622 c.p. si applica a chiunque apprenda un segreto per ragione della propria professione, e i commercialisti sono tenuti alla riservatezza anche dalle proprie regole professionali.

Il segreto professionale del medico e quello dell'avvocato sono la stessa cosa? Il principio è lo stesso e la norma penale è comune. Cambiano le regole deontologiche di ciascuna professione e alcuni dettagli, come i casi in cui il medico ha obblighi di segnalazione.

Posso usare l'IA senza violare il segreto professionale? Sì, se lo strumento è pensato per questo: ruolo di responsabile del trattamento, nessuna licenza di riutilizzo, nessun addestramento, zero data retention presso i fornitori di modelli e hosting nell'UE. Un assistente consumer senza queste garanzie non offre questo quadro.


Per approfondire


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